La degustazione dei vini francesi: cosa c’è da sapere

La degustazione dei vini francesi: cosa c’è da sapere

Bere francese significa riconoscere terroir e caratteristiche dei vini

vini francesi degustazione

Tante regioni vinicole, etichette in francese, sapori non del tutto allineati con quelli che ben conosciamo della nostra tradizione, abbinamenti con i formaggi tipici d’oltralpe… insomma tante sono le nozioni da sapere per arrivare ad una degustazione vini francesi d’eccellenza.

Già, perché imparare a degustare i vini è un’arte che al di là di chi lo fa per mestiere e magari frequenta un corso da sommelier, spesso è un’arte in cui si vogliono cimentare molti appassionati di vino, scoprendo sempre nuovi territori vitivinicoli, in questo caso i celebri terroir!

I terroir e i cru, tradizioni secolari nella produzione dei vini francesi

Bere francese significa saper bere con raffinatezza? Sicuramente con sapienza, dato che bisogna conoscere i vini in base alla loro provenienza e caratteristiche uniche, che come nel caso dei vini italiani, derivano da territori geograficamente e culturalmente ben definiti.

I vini francesi racchiudono le caratteristiche delle loro territorialità o del loro terroir che però è una parola la quale comprende non solo la madre terra ma anche la disposizione della vigna ai venti e al sole, il clima generale, le viti utilizzate e la tradizione che racchiude quel vino.

Non traducibile solo con territorio, per i vini francesi il terroir è quindi un insieme che ne fa una matrice unica, adoperato spesso anche per prodotti tipici come formaggi, salumi, e così via.

Di certo il terroir nelle nostre accezioni italiane, si assimila ai territori tradizionali e tipici, che comprendono peculiarità come le composizioni geologiche del suolo ma anche le tecniche di viticoltura secolari.

 

Il concetto di tipicità del vino, è esteso anche al micro-terroir ovvero la cru, il singolo vigneto, che può variare appunto nell’arco di pochi metri.

Le differenze tra i vari vini, sono dovute al fatto anche che con una composizione simile del terreno, le modalità di coltura in vigna, i microrganismi o la concimazione organica differente possano dar vita anche a vini francesi ben diversi. Nelle grandi regioni vinicole che danno vita ai vini francesi, le diverse cru sono stabilite anche a livello normativo.

 

Vini Bordeaux, Borgogna, Rhone… saper leggere le etichette

Per approfondire la conoscenza dei vini francesi, è importante imparare a capire, quindi, le differenze dei territori di provenienza, le regioni come Rhone, Sancerre, Bordeaux e Champagne sono quelle da cui i più celebri vini d’oltralpe arrivano a noi, e andranno anche accostate con i prodotti tipici.

Al punto in cui si avrà una bottiglia davanti, sarà importante saperne interpretare l’etichetta al di là del nome e della dicitura della regione.

Un’etichetta del vino rappresenta una carda d’identità che, appunto, viene sottoposta in Francia a diverse norme. Ogni categoria di vino è legata ad un’etichetta e i vini francesi ne presentano 4, corrispondenti alle 2 etichette della UE, ma ognuna è differente.

  • Vins de Table – si tratta dei vini di consumo maggiore, tagliati e dal gusto stabile. Indicati tramite la gradazione alcolica, obbligatoria per i Vins de Table che rappresentano degli assemblaggi di vini mescolati tra loro. Possono essere solo vini francesi (Vin de Table Français) oppure vini di vari paesi europei (mélange de vins de différents pays de la Communauté européenne).
  • Vins de Pays – si tratta dei prodotti migliori dei Vins de Table, prodotti nei dipartimenti o “lieu dit” menzionati sull’etichetta (VDP), e dal 2009 sono diventati vini a indicazione geografica protetta (IGP) come i nostri italiani. Le regioni vitivinicole sono ben definite, quindi, e i vins de pays non vengono miscelati, per garantire a chi li assapora controllo della qualità e provenienza.
  • Vin Délimité de Qualité Supérieure VDQS – rappresentano le categorie dei vini di Francia, e presentano un numero sotto il marchio, che indica il gruppo dei degustatori. Si tratta di territori di minore fama rispetto a quelli dei vini francesi AOC. Ma sono comunque soggetti a controlli serrati su provenienza e vitigni. Prima di essere messi in commercio, vengono degustati da esperti che ne rilasciano il certificato di garanzia, obbligatorio in etichetta.
  • Appelation d’origine controllée AOC – i migliori vini francesi sono quelli che presentano tale dicitura, Appellation d’Origin Contrôlée, la quale indica il nome della regione di provenienza, come per esempio la Bourgogne. Dopo di che, distingue il nome del vitigno (es. Riesling) e, in aggiunta, può indicare qualche denominazione della regione stessa. Si tratta di territori legati alla tradizione, i terroir classici, che garantiscono l’autenticità di questi vini francesi. È obbligatoria la menzione per tutti tranne che per lo Champagne, che può non figurare sull’etichetta la denominazione AOC.

 

Alcune menzioni non obbligatorie dei vini AOC sono, però, importanti per orientarsi meglio nella degustazione dei vini, come le menzioni Cru Classé e Grand Cru Classé per i vini francesi Médoc, Sauternes, Graves, Côtes de Provence e Saint-Emillion; oppure la menzione Cru Bourgeois per i vigneti del Médoc, e la menzione Grand Cru e Premièr Cru.

La denominazione Chateau viene usata tradizionalmente nel territorio della Gironda, e si applica alle aziende agricole che possono essere definite tali con questa espressione.

 

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Degustazione dello Champagne: chi ci capisce qualcosa?

Esistono dei veri protocolli per la degustazione dei vini francesi Champagne, proprio per la complessità che questo celebre nettare di Bacco suscita in tutti gli aspiranti sommelier o buongustai.

Il più pregiato dei vini francesi e non, almeno così considerato, va degustato in un modo ben definito, sorseggiato con stile e sapienza.

Il fascino del bere Champagne si amplifica, per chi desidera saperne di più, tramite dei precisi passi da compiere per la sua degustazione.

Prima di tutto si deve capire quale Champagne sia adeguato all’occasione, dato che alcuni Brut sono ideali per le feste, ad esempio, ma non per tutte le portate di un pasto. Con cibi piccanti o dolci, non sempre le bollicine si adattano perfettamente, così come per un brindisi tete-a-tete può andar bene un vecchi Champagne millesimato.

La temperatura deve essere perfetta, secondo le regole che vedono le bollicine sprigionarsi a 18 °C, esaltandone la freschezza e la struttura. Una volta nel bicchiere, il più pregiato tra i vini francesi tenderà a scaldarsi e, quindi, in un ambiente di degustazione troppo caldo, andrà servito almeno a 16 °C. Nel momento in cui si abbina con le carni o durante dei pasti corposi, lo Champagne può essere servito anche con i gradi della temperatura leggermente aumentati.

Ovviamente, il secchiello da Champagne con ghiaccio è il tocco di classe per una degustazioni ottimale: va riempito con acqua fredda per 2/3 e i cubetti non dovranno superare i 10 cm dal bordo. Non inserire più di una bottiglia per volta, non sarebbero a temperatura uniforme!

La bottiglia va stappata in modo preciso, ribaltandola per mescolarne temperatura dell’interno e del collo della bottiglia stessa. Si prende dal corpo con una sola mano, e poi dal fondo; si rimuove il cappuccio metallico mentre si tiene inclinata la bottiglia e si tira con l’altra mano l’indice sul tappo per controllarne la pressione. Si fa girare il tutto, tenendo premuto col pollice il sughero liberato dalla gabbia e si ruota la bottiglia dal fondo.

Il sibilo deve essere leggero, non è gradito il famoso “botto”!

 

Le tante sfumature di Champagne

Si versa lo Champagne nella flûte il bicchiere perfetto per la degustazione delle bollicine per ammirarne l’andamento e per bere inclinando la testa verso l’alto, reggendo il bicchiere dal piede.

Non è semplice indentificare le sfumature che fanno “grande” il celebre Champagne. Ad esempio, un extra brut potrebbe un aroma intenso e fresco, magari con punte agrumate, una trama di gassose bollicine e una leggera acidità.

Il sorso deve essere deciso, pieno, e il gusto sarà armonico in ogni fase. Altri vini potrebbero presentare toni più morbidi, magari quasi con un gusto grasso con note di mandorle o frutta secca. Altri ancora magari hanno note minerali e tostate, quasi gessosi all’olfatto…

Insomma ce ne sono di varietà ma sicuramente uno Champagne è un vino che gioca sul filo del rasoio con aromi e gusti, sempre verso l’eccellenza e alla ricerca della perfezione.

La degustazione dei vini francesi: cosa c’è da sapere ultima modifica: 2017-11-16T10:32:59+00:00 da Cristina