Dom Pérignon. Quali sono le annate migliori?

Dom Pérignon. Quali sono le annate migliori?

Le annate in cui è stato prodotto un Dom Pérignon di qualità superiore...

Dom Pérignon annate migliori

 

Il regno delle bollicine, degli champagne pregiati, è un regno raffinato e aristocratico dove dominano qualità, convenzione e tradizione. Principe di questo regno è senza dubbio il Dom Pérignon, champagne leggendario che deve il suo nome al monaco che coniugò la tecnica della rifermentazione con la conoscenza agronomica e con la cura meticolosa delle vigne, Pierre Pérignon.

Oltre la leggenda della creazione dello champagne, c’è la sua storia, che è altrettanto gloriosa ed è la storia che inizia con la maison Moët & Chandon  di Épernay, comune della regione Champagne-Ardenne e del suo direttore Robert-Jean De Vogüe, che per primo utilizzò negli anni ’30 riserve vinicole dell’anno 1921, per celebrare il monaco,  creando una fantastica e innovativa cuvée che entrò in commercio nel 1936.

Da allora a oggi la storia del marchio Dom Pérignon è la storia di un marchio e di uno champagne tra i più celebri e più costosi del mondo.

Le annate migliori del Dom Pérignon

Dom Pérignon produce esclusivamente champagne millesimati, selezionando accuratamente le uve migliori di un’unica annata e non va dimenticato che gli anni di invecchiamento richiesti per produrre uno champagne prestigioso e superiore sono sempre minimo dieci.

Secondo i più quotati esperti del settore, le annate nelle quali è stato prodotto un Dom Pérignon di qualità superiore sono, in ordine cronologico quelle del 1959, del 1961 e del 1964 e un’altra prestigiosa e costosissima è quella del 1969, marchio Œnothèque, marchio che simbolizza una particolare riserva di Dom Pérignon. Nel linguaggio specialistico degli esperti di bollicine prestigiose, prende nome ‘Œnothèque’ il luogo della cantina dove vengono conservati i millesimati più antichi.

È, dunque, ovvio che il marchio Dom Pérignon Œnothèque è stato fino a tempi recentissimi, il marchio indice di maggiore prestigio di questo magnifico champagne.

Sempre sotto questa particolare etichetta sono stati creati dei fantastici champagne, risultati pregiatissimi anche loro, nelle annate del 1976, del 1983, del 1990 e probabilmente, per molto tempo ancora, la più prestigiosa delle bottiglie sarà quella con etichetta Œnothèque 1996.

 

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Evoluzione del concetto di Dom Pérignon.

Sembra inutile sottolineare come alla base della produzione del principe delle bolle ci siano i migliori prodotti della terra. Tutte le uve del Dom Pérignon, tanto quelle Chardonnai quanto quelle Pinot Nero provengono da terroir denominati Gran Cru, ovvero da territori da dove provengono le migliori uve di Francia.

Quello che sembra meno inutile porre in evidenza è il contributo che apportano gli uomini alla creazione di questo champagne. Lo Chef de Cave di Dom Pérignon, Richard Geoffroy, ha raggiunto oggi nell’ambiente degli appassionati e degli intenditori più esperti una fama e una celebrità tale da farlo apparire, come Pierre PérignonRobert-Jean De Vogüe, come circonfuso da un’aura leggendaria. Richard Geoffroy nasce nel 1954, da una famiglia di vigneron in un villaggio della Côte des Blancs Studia prima medicina e poi enologia e nell’anno 1982 entra in una delle più famose case di produzione di champagne, la Moët & Chandon al fianco dello Chef de Cave tanto della Moët quanto di Dom Pérignon, Dominique Foulon.

Dopo aver lavorato in California, in Australia e in Nuova Zelanda torna a Epernay nel 1990, richiamato da Foulon , che comincia ad affidargli un passo alla volta la cuvée de prestige della maison di Epernay, e solo nel 1996 raggiunge la posizione più alta di Chef de Cave di Dom Pérignon.

È proprio sotto la sua guida che il marchio Don Pérignon approda a una qualità mai raggiunta prima. Richard Geoffroy ha dato vita a una ricerca raffinatissima sul Dom Pérignon che ha denominato Plenitude. Con queste parole lo Chef de Cave illustra la sua creazione: “Le plenitude sono incontri successivi con lo stesso vino. Dopo aver assaggiato il primo si può vedere una prospettiva nel guardarlo al futuro e magari cambiarlo. […] . È come un passo di danza che avvolge”.

 

Plenitude

Sotto questa denominazione è arrivata, dunque, sul mercato (e a prezzi esorbitanti) quella che rappresenta la vera e propria evoluzione del Dom Pérignon Œnothèque (creata anch’essa da Richard Geoffroy).

Alla base del progetto Plenitude vi è dunque il periodo di invecchiamento sui lieviti, periodo che per un Dom Pérignon può raggiungere, (e non stiamo scherzando) anche il secolo. Lo Chef de Cave ha asserito, con il suo fare poetico, che lo champagne è vita: i lieviti nei quali riposa il vino muoiono donando la loro energia al vino. Questa sorta di miracolo della ‘transustanziazione’ può essere ‘saggiato col palato’ attraverso l’evoluzione del Dom Pérignon Œnothèque a cui è stato attribuito il nome ufficiale di P2  (che indica bottiglie di Dom Pérignon nella loro deuxième plenitude acquisita dopo 15-20 anni di riposo sui lieviti), e di P3 (che indica bottiglie che hanno acquisito la loro troisième plenitude raggiunta 30/ 40 anni di affinamento). Queste bottiglie sono lasciate affinare sui lieviti decenni in più rispetto al classico Dom Pérignon Œnothèque e non rappresentano solo l’evoluzione di quest’ultimo, ma anche un apice della produzione, e del marketing dovremmo dire, del marchio più famoso del mondo. Ma vediamo adesso quali sono le annate più prestigiose di questa già famigerata serie. A detta degli esperti più accreditati un P2 veramente eccezionale è quello dell’annata 1995 (rimasto sui lieviti circa 15-20 anni): uno champagne maestoso, con un profumo magnifico e un sapore di una profondità incredibile. Un’altra grande annata, anch’essa amatissima dagli intenditori è certamente quella del 1998 e viene descritta con queste qualità: il profumo di questo champagne è ricchissimo, di una profondità inaudita, fortemente fruttato e con accentuati sentori minerali, ma anche dotato di aromi  erbacei, raffinatissimo nelle bollicine.

Per il Dom Pérignon P3, le annate di riferimento sono quelle del 1970 e del 1982. Con toni assolutamente enfatici, ma sicuramente veritiera, viene descritto così: il P3 del 1982: profumo assolutamente “sferico”, con sentori di caffè e note minerali, fruttatissimo e freschissimo. Questa serie raccoglie probabilmente il meglio tra tutte le creazioni Dom Pérignon, speriamo che un giorno non lontano lo si potrà godere anche noi, così ‘carico di tempo’ e raffinatissimo.

Dom Pérignon. Quali sono le annate migliori? ultima modifica: 2017-10-16T12:54:20+00:00 da Cristina