Coronavirus e le ripercussioni sull’industria del vino

Coronavirus e le ripercussioni sull’industria del vino

Coronavino: Il vino ai tempi del Coronavirus

In queste settimane calde di allerta generale, contagi e quarantene, il panico ha assalito l’Europa e il mondo intero in una gara tra testate giornalistiche per fomentare questo focolare di paura e insicurezza dedicato al Coronavirus.
Facendo parte della categoria venditori di vino in un’azienda produttrice di vini della Valpolicella mi ritrovo nell’occhio del ciclone in un turbinio di cancellazioni di appuntamenti e incontri, ritardi per consegne di materiali per la produzione (vetro, sughero, capsule), richieste di slittamento di pagamenti di fatture da parte di clienti e per finire un drastico calo di ordini per l’HO.RE.CA dovuto alla mancanza di turismo e clientela nelle città del Veneto e della Lombardia.

Il Lago di Garda in primis ha già subito un 47% delle cancellazioni per il periodo estivo, scelta che andrà non solo a ridurre i costi relativi al personale e portando a drastici problemi finanziari, ma che costringerà molte cantine vinicole della zona del Bardolino DOC a dover abbassare i prezzi per poter vendere i loro prodotti, visto che il 25% dei ricavi del consumo dei vini di quell’appellazione era animato dal turismo estivo.

Il paradosso finale è dovuto ai problemi logistici di spedizionieri che si rifiutano di caricare il nostro vino e trasportarlo all’estero prima di aver una garanzia che il vino non sia affetto da Covid-19.

La richiesta folle inizia ad essere un mantra tra le bocche dei nostri clienti internazionali che, nel voler evitare contagi con le bottiglie e il vino, richiedono ai nostri uffici una certificazione sanitaria e un’analisi CoronaVirus-free.

Vino VS Coronavirus

Il Coronavirus e le ripercussioni sugli eventi dedicati al vino

Come se non bastasse, arriva il dietrofront dal Messe Dusseldorf posticipando il ProWein 2020 per una data ancora da decidere.

La paura da contagio del governo tedesco e la positività sempre più alta di tamponi nella popolazione della Renania Settentrionale hanno arrestato di colpo l’azzardata scelta di far proseguire la fiera internazionale più importante in Europa nel settore enologico

che nel 2019 aveva attirato in 3 giorni più di 60mila visitatori provenienti da 142 paesi stranieri. Un duro colpo turistico e finanziario che aggrava ancora di più la visione della gestione del problema CoronaVirus creando diffidenza dai paesi oltreoceano che hanno già annunciato di dover rinunciare ad accordi stipulati ad inizio anno per forniture di vino nel loro paese. La situazione di stallo e insicurezza ha portato molti buyers e importatori esteri a dover rinunciare alla loro presenza al Vinitaly 2020 portando l’Ente Fiera di Verona a dover posticipare la fiera vinicola più importante in Italia dal 14 al 17 Giugno 2020.

La scelta ha creato ovviamente molte polemiche da parte del turismo veneto che si vede costretto a dover perdere una buona fetta di turismo e prenotazioni sul periodo pasquale dovendo subire richieste di slittamento delle stesse per le nuove date estive del Vinitaly.

La negatività delle cantine (e lo scetticismo della mia) negli scorsi giorni riguardo una possibile affluenza di clienti per la conferma del Vinitaly nelle date di Aprile aveva portato già molte realtà vitivinicole a pensare di rinunciare alla loro presenza alla fiera italiana pensando ad un ipotetico buco nell’acqua seguito da una perdita economica legata alle richieste di costi fissi che la fiera annualmente porta.

La scelta, fresca fresca, sembra risollevare il morale di molte cantine, sperando in un calo di tensione legato al problema contagio fiduciosi che, entro la nuova data, vengano smorzati i toni mediatici e che il focolare di panico si sia lentamente spento.

Essendo residente e vivendo da molti anni a Verona mi chiedo ora come faranno le cantine che arrivano da fuori regione a trovare una sistemazione nella città per le nuove date della fiera visto l’annuale SOLD OUT estivo dovuto a un sempre più incremento del turismo nella città e nel Lago di Garda. Fino ad allora spero che questa esagerazione mediatica che ha portato ad uno stallo nazionale seguito da inutili ansie e smanie di scorte di cibo che fanno invidia a qualsiasi film apocalittico inizi un po’ a cambiare registro facendo tornare la lucidità alla popolazione spronandole a tornare a vivere e a ripopolare i ristoranti e alberghi facendo tornare stabile l’economia.

L’annata 2020 sembra gettare un’ombra di negatività sul panorama vinicolo italiano ed europeo; i timori sull’aumento di dazi, la scelta del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea e ora questo rischio di pandemia internazionale lasciano pochi dubbi su come sarà il mondo dell’export del vino nel 2020. Non ci resta altro da fare che sperare che il meteo sia clemente per un’ottima produzione vinicola, per ritornare sui mercati con prodotti eccellenti, che facciano dimenticare e brindare a giorni migliori dove i contagi e le paure sono solo un brutto ricordo.

coronavirus vino e turismo
Edoardo Romanato

Edoardo Romanato

Cresciuto a Valpolicella ed Amarone, Edoardo è un WSET Diploma Candidate. Ha vissuto e lavorato tra Berlino e la Borgogna come sommelier ed è tornando per mettere le proprie radici a Verona.

Attualmente – oltre che ricoprire il ruolo di educatore Degustibuss per Verona – lavora come Direttore di un Wine Retreat in Valpolicella, organizzando eventi legati al vino.

Coronavirus e le ripercussioni sull’industria del vino ultima modifica: 2020-03-04T13:58:17+00:00 da degustibuss