Value for money nel vino. Perché investire in vino è un’ottima scelta

Value for money nel vino. Perché investire in vino è un’ottima scelta

Perché alcuni vini costano così tanto? È davvero solo una questione di qualità, o sotto sotto c’è di più?

Prima di capire se valga la pena investire in vino, bisogna definire quali sono i fattori che ne influenzano il prezzo. Dalla vigna allo scaffale ci sono decine di costi che il produttore deve tenere in considerazione per stabilire il “giusto prezzo”. Prezzo che, necessariamente, dovrà tenere in considerazione anche del canale di vendita scelto.
Senza dilungarsi troppo su marginalità come calcolo dell’incidenza dei costi diretti e stima dei cosiddetti costi indiretti, concentriamoci piuttosto sul capire esattamente che cosa determina il prezzo del vino e più nel dettaglio il costo di una bottiglia nella carta dei vini di un ristorante.

valle chianti

Credits: Davide Taviani

I primi tre fattori sono:

  1. Costo del prodotto e margine del produttore. Questo incide mediamente per un 20-25% del prezzo finale della bottiglia. In pratica se il prezzo del vino ammonta a 20 euro, questo fattore incide tra i 4 e i 5 euro. I costi che il produttore sostiene sono legati alla gestione della vigna, alle attività annuali di produzione delle uve, agli ammortamenti dei costi di impianto e alla manutenzione della struttura, oltre che l’incidenza dei costi legati al personale e al marketing. Ah, e non dimentichiamoci la marginalità del produttore, altrimenti non si tratterebbe di impresa, ma solo di passione.
  2. Attività di intermediazione o rivendita. A meno che il produttore, dopo aver coltivato e curato la vigna, raccolto l’uva e trasformata in vino, abbia anche preso la macchina e sia andato personalmente a vendere le sue bottiglie a ogni ristorante, una parte del prezzo del vino va imputato anche alla cosiddetta filiera commerciale: importatori, grossisti e agenti che applicano il loro giusto margine. A conti fatti calcoliamo che anche questa parte incida sul costo finale della bottiglia per un altro 25% (in media).
  3. I ristoranti, soprattutto quelli di un certo livello, applicano il ricarico più elevato al costo della bottiglia di vino.

Ovviamente generalizzare è sempre un errore. Il discorso, infatti, cambia anche in considerazione del tipo di vino e del ristorante in cui quella bottiglia viene proposta. Facciamo un esempio. Prendiamo una bottiglia di un mid-premium Cabernet Californiano. Mediamente, il prezzo di vendita, ex-cellar, al distributore o importatore sarà di circa 20 Dollari. Su questa cifra iI distributore applicherà una percentuale pari a circa il 100% (a copertura di costi, imposte, accise e il suo margine), rivendendo la bottiglia a un prezzo variabile tra i 40 e i 50 dollari. A quel punto il ristoratore potrà applicare un ricarico tale da arrivare a circa 100 dollari. Il prezzo “medio” di un buon Cabernet Californiano in un ristorante di buon livello.

Detto ciò, è importante avere ben chiaro che il prezzo finale di una bottiglia è frutto di vari fattori.

Ma quando si può parlare di Value for Money? Quando, cioè, il rapporto tra valore e qualità ha un bilancio davvero in favore di quest’ultima?

Alcuni studi hanno esaminato questo rapporto per sette principali regioni vinicole.

Nel grafico si vedono i prezzi medi di mercato a tre mesi delle regioni con i loro punteggi di qualità, con i dati calcolati dai 50 migliori vini di ciascuna regione (Wine Lister).

costi investire sul vino

Leggendo il grafico si nota come nella parte superiore della mediana vi si trovino le regioni che offrono vini di grande valore e buona qualità, il cui rapporto, però, è sbilanciato sul prezzo. In pratica, i vini delle regioni come Rodano, California, e per certi aspetti Toscana e Bordeaux, spuntano prezzi elevati non solo per la qualità, ma anche per il marchio.

Nella parte sottostante la linea mediana si trovano le regioni di Champagne e Piemonte, che a quanto pare, offrono prodotti di grande qualità a prezzi ancora interessanti.

Regione a parte è la Borgogna che si trova nella fascia più alta della scala: i suoi vini superano la qualità e hanno prezzi che vi corrispondono. I migliori 50 vini in Borgogna hanno una media di £ 1.330 a bottiglia, spinti da La Romanée-Conti a £ 10.776 e Domaine Leroy Musigny a £ 7.805.

Fatte queste dovute premesse, possiamo provare a capire dove, ma soprattutto perché, è interessante investire nel vino.

 

Molte entità agiscono in qualità di fondi di investimento nel settore del vino, Cult Wines è uno degli esempi più longevi e importanti, con sede a Londra. Ma non è il solo. Farr Vintners e Berry Bros. & Rudd – tra gli altri – sono retailers e fondi specializzati nel settore che forniscono consulenza e investono a seconda della propensione al rischio dell’investitore. Questi gestori acquistano da sole fonti attendibili in modo che possano confermare l’autenticità. Si preoccupano di garantire il vino e di stoccarlo a regola d’arte in moderne strutture a temperatura controllata, all’interno di depositi doganali (il che mantiene il vino esente da tasse e dazi). Ogni bottiglia ha un codice identificativo che è riconosciuto nell’ambito del commercio di vini pregiati e assicura che provenienza e condizioni siano state controllate.

Secondo un articolo pubblicato recentemente da Bloomberg, investire nel vino permette un ritorno di circa il 13% annuo. Non male, vero?

Il vino è visto come un asset del lusso, ma con meno rischi. Si stima, inoltre, che il settore conserverà il suo trend positivo anche nei prossimi anni. Questo perché gli investitori, fondi o persone fisiche, non solo sono più colte e interessate al vino come bene di lusso ma anche – grazie alla globalizzazione – i mercati che prima erano esclusi dai giochi, come la Cina o i paesi Arabi, adesso contribuiscono a far circolare ricchezza e ad aumentare il valore di una bottiglia. Soprattutto quando si parla di Champagne o Borgogna e, più in generale, di Francia.

La London International Vintners Exchange, che è sbarcata online nel 1999, rappresenta lo standard del settore per il monitoraggio dei prezzi del vino di lusso e include l’indice Liv-ex Fine Wine 100, che segue i primi 100 vini più ricercati.

Quindi cosa scegliere quando si vuole investire sul vino?

La regione must-have per eccellenza è il Bordeaux. E l’apice è rappresentato dai vini della Classificazione di Medoc del 1855 (da 1eme a 5eme Grand Cru Classè). Nella lista ci sono Haut-Brion, Lafite-Rothschild, Latour, Margaux e Mouton Rothschild.

Il problema con i vini della Classificazione è che comandano prezzi già molto elevati, quindi la chiave è il tempo: comprare in anticipo o approfittare di vendite particolari per assicurarsi un guadagno nei prossimi 5-7 anni.

Anche per questo, negli ultimi anni, si è assistito a una progressiva diversificazione dei portafogli, con un’incidenza sempre maggiore di Borgogna e Champagne nei pacchetti di investimento.

Una peculiarità dei vini francesi è la vendita en Primeur. I vini vengono venduti quando ancora non sono pronti, dando la possibilità di investire (generando allo stesso tempo flusso di cassa per i produttori) mentre i vini si trovano ancora nelle botti. È un affare rischioso, però, dato che l’annata potrebbe finire con un punteggio scarso dalla critica.

Ma quando il vino ha ottime quotazioni, ci sono più marginalità, anche del 40 percento dopo solo uno o due anni.

Considerata la redditività, e il fascino del vino negli ultimi anni, gli investimenti nel settore del vino si stanno rilevando una grande opportunità per piccole e grandi somme. E, altro dettaglio non trascurabile, il vino è sempre a disposizione del cliente, che può anche scegliere di “dismettere” una parte dell’investimento e godersi un calice.

Cristina Mercuri

Classe 1982, vive a Milano da oltre dieci anni, ma il suo cuore continua a parlare Toscano.
È una Wine Educator e consultant, studente del Master of Wine, in possesso del Diploma WSET, con una lunga esperienza su vini italiani e stranieri, oltre che distillati.
Svolge abitualmente attività di formazione a consumatori o aziende in campo Wine & Spirits, oltre che attività di Team Building dove l’obiettivo sia quello di socializzare e aprirsi ai colleghi. È un’esperta nella gestione di eventi di degustazione dove l’interazione con il pubblico è elemento essenziale.
Attualmente, oltre a rappresentare alcune aziende vinicole come Ambassador e Presenter, è Head of Education per l’Accademia Degustibuss International.

Value for money nel vino. Perché investire in vino è un’ottima scelta ultima modifica: 2019-05-30T10:50:28+00:00 da degustibuss